FanFiction su Seikai-ichi Hatsukoi - Hurricane Capitolo 5

5. Questo è amore. 

Era tutto li quello che sapeva fare. Piangersi addosso, gridare e rifiutare il cibo, in pratica comportarsi come un bambino viziato e decisamente stupido. Se alla sua età il modo di confrontarsi con il padre era quello, in fin dei conti si meritava tutta la tristezza del mondo. Ormai non aveva più neanche la forza di alzarsi dal letto, sua madre andava a trovarlo una volta al giorno, cercava di farlo alzare e mangiare, anche forzandolo, ma non riusciva ad avere da lui una risposta. Ritsu non parlava, si limitava a fare i capricci, come li definiva lei e a comportarsi da idiota, ma ormai era passata una settimana e lei non lo sopportava più. Era nervosa e decisamente esasperata quindi entrò nella stanza sbattendo la porta e chiamò il nome del figlio a gran voce. L'unica risposta fu un movimento del viso verso di lei, meglio di niente in fin dei conti.
- Ora basta! Non sopporto più ne te ne quella ragazzina, avete deciso di sposarvi mi dici perché diavolo ti comporti così?- Ritsu non si era mai sfogato con la madre, perché non sapeva nulla. Se ne era accorto subito che era all'oscuro di tutto, faceva domande e chiedeva spiegazioni, ma nessuna si avvicinava minimamente alla verità. - Ti prego devi dirmi che sta succedendo, non posso fare niente se non mi spieghi perché stai così male.-
Sarebbe stata in grado di capire?

Originale - Obscure - Il gioco maledetto Capitolo 3

3. Primo patto 

Adattarmi a quel cambiamento non fu affatto semplice. Non chiesi e non parlai per giorni, neanche dormii e la cosa iniziò a farsi sentire presto. Ero così terrorizzato da ciò che poteva accadere che mi chiudevo a chiave in camera e rimanevo rannicchiato in un angolo del letto in attesa della fine. Eppure non mi aveva più fatto del male, ma il solo pensiero che potesse ripetersi mi stava facendo impazzire. Uscivo soltanto quando lui voleva sentirmi suonare e presto iniziai ad odiare la mia musica, perché non era più una mia passione nascosta, ma un dovere che mi permetteva di continuare a respirare. Quando non suonavo rimanevo nella mia stanza e lo sentivo, al di la della porta, affaccendarsi nelle sue cose.
Ci misi un po' a capire che tipo di lavoro facesse, riceveva telefonate da moltissime persone e ne ospitava in casa molte altre, parlavano di affari, azioni in borsa, stabili da comprare, progetti da approvare. Aveva le mani in pasta in qualsiasi attività, elargiva soldi come se fossero caramelle e ne estorceva altrettanti con la stessa facilità. Non saprei dire quanti giorni fossero passati, se una settimana, un mese o un anno intero, ma io ero distrutto fisicamente e psicologicamente. Mi resi conto di avere la stessa utilità di un cane domestico, mi sentivo inutile e soprattutto senza speranza, tanto che iniziai davvero a sperare che mi uccidesse, ma in tutto quel tempo non era più accaduto nulla e per un po' mi venne il sospetto che forse mi ero semplicemente inventato ogni cosa ed ero solo un pazzo chiuso in una bella stanza.
Poi, una sera, le cose iniziarono a cambiare.

FanFiction su Seikai-ichi Hatsukoi - Hurricane Capitolo 4

4. Volontà! 

- Non dovresti tornare a casa da Hiyo? Sarà preoccupata.-
- Aspetterò che si svegli e tornerò a casa solo se lo riterrò necessario. Credi che sia in grado di lasciarti da solo con lui?- Kirishima era serio e determinato e Yokozawa sapeva che se si metteva in mente qualcosa, difficilmente riusciva a fargli cambiare idea. Infondo era andata così tra loro, Zen si era deciso che lo voleva e alla fine era riuscito a farlo innamorare di lui.
Erano rimasti in silenzio in quell'appartamento per ore dopo la scoperta. Aveva fatto congetture basate su pochi indizi, ma avevano avuto senso e ora ne erano del tutto convinti. Il problema era come parlarne a Takano, che non si era ancora svegliato. Nel mentre, Takafumi aveva riordinato un po' le stanze, aveva scoperto una bella scorta di alcool, ma intatta e in effetti le bottiglie che aveva trovato in giro erano solo due, di cui una ancora mezza piena. Se quello fosse stato l'unico quantitativo di alcool che Masamune aveva ingerito in tre giorni, non poteva stare così male.
- Il suo cuore non reggerà un altra delusione.-
- Per questo siamo qui.- Kirishima strinse la mano di Yokozawa seduto al suo fianco, davanti a loro il corpo immobile di Takano sul divano. - Per quanto questa situazione non mi piaccia, lui rimane sempre una parte troppo importante della tua vita e io voglio aiutarti a far in modo che dopo questo tu sia libero di vivere. Lo ammetto, non mi importa di Takano, voglio solo la tua felicità, ma finché ci saranno lui e i suoi problemi, non sarà possibile.- Kirishima si rendeva perfettamente conto di essere stato duro e distaccato, ma non gli importava e voleva che le cose fossero chiare. Takano Masamune era la causa che li aveva fatti incontrare, ma non lo avrebbe mai ringraziato.
- Va a casa. So che sono stato io a chiamarti e a chiedere il tuo aiuto e non puoi capire quanto la tua presenza mi abbia aiutato, ma ho deciso.- Fu diretto e questo riuscì a spiazzare anche qualcuno sicuro di se come Kirishima Zen. Ricambiò la stretta di mano e lo invitò ad alzarsi insieme a lui. Si spostarono verso il piccolo corridoio che dava sull'uscita e li Yokozawa cercò l'ultimo contatto con la bocca dell'altro. Kirishima lo ricambiò, ma non riuscì a nascondere lo stupore e si sentì estremamente goffo e impacciato. - Ho scelto te e ne sono più che sicuro, ma voglio essere in grado di chiudere una volta per tutti con il mio passato e appoggiarmi sempre a te non va bene. Sono un uomo adulto e innamorato e... non dire nulla.-

FanFiction su Seikai-ichi Hatsukoi - Hurricane Capitolo 3

3. Frattura 

L'aria della stanza era rarefatta e consumata, avrebbe dovuto aprire la finestra e magari far entrare qualche spiffero di aria nuova anche se leggermente umida. Quella sera avrebbe piovuto sicuramente e lui lo sperò con tutto il cuore. Pregò che il tempo diventasse nero e scuro carico di fulmini e saette rumorose, che squarciassero il silenzio e coprissero quelle grida, che tanto avrebbe voluto tirare fuori e che gli stringevano le interiora come un cancro. Questa volta non sarebbe stato perdonato, era scappato, ma non aveva avuto scelta. Se solo non fosse rientrato nel suo appartamento, se solo non avesse risposto a quello stupido cellulare, avrebbe passato una giornata con Takano e tutto sarebbe come avrebbe dovuto essere.
Invece lo aveva fatto, aprendo il telefono e vedendo impresso il numero di suo padre aveva risposto subito, trattenendo il respiro.
- Ritsu.-
- Papà, è strano che mi telefoni. E' successo qualcosa?-
- Torna a casa.-

Originale - Obscure - Il gioco maledetto Capitolo 2

2. Il morso del diavolo 

Andai a lavoro con la solita camicia raggrinzita e iniziai il turno. Di solito filava tutto liscio fino a mezzogiorno e mezzo, i clienti arrivavano con calma, un po' alla volta e il tutto era gestibile, ma allo scoccare della mezz'ora la calca all'entrata diventava insostenibile. Tutti vanno di fretta, c'è chi ti prende per un braccio e ti sputacchia in faccia nel tentativo di farti capire che non ha molto tempo, cosa che tu sai benissimo. Chi invece urla senza motivo che è arrivato, pretendendo di essere notato, ma tu non sei cieco e lo hai visto benissimo, ma per un cliente affamato e con poco tempo, quello che per te è normale per lui invece è della massima priorità.
Le persone sono strane, non lo si può negare, soprattutto quelle affamate, con il passare dei giorni si impara a gestirle, ma c'è sempre chi ti sorprende.
Ad ogni modo mi stavo già preparando psicologicamente per l'invasione barbarica che si sarebbe verificata di li a pochi minuti, che ci misi un po' per rendermi conto che non c'era nessuno. Continuai a servire quei pochi clienti che erano già seduti guardando freneticamente verso la porta, ma tutto era deserto.
- Che festa è oggi?- Fu il titolare, Giovanni, a pormi la domanda, sconvolto tanto quanto me che non ci fosse nessuno. Eppure era un giorno normale, non c'era nulla che potesse spiegare quella moria generale. Pensai che forse era accaduto qualcosa, un incidente che aveva bloccato la strada principale e impedito a tutti di arrivare al ristorante, ma se anche fosse stato così ne saremmo già venuti a conoscenza in qualche modo. Non essendo abituato ad avere poco da fare, mi ingegnai il più possibile per farmi vedere occupato, avevo persino riordinato il cassettone delle posate, quello che usavamo come riserva nel momenti di panico dove non si ha neanche più una forchetta pulita, infondo calma o meno avrei comunque dovuto lavorare fino alle quattro del pomeriggio e per evitare che Giovanni se ne uscisse con qualche lavoro assurdo, come pulire una di quelle scansie dimenticate da Dio, mi feci vedere sempre impegnato.
Fu il rumore di un'auto a distogliermi dalle mie posate, le avevo sistemate così bene che ebbi la voglia di fotografarle. Mi voltai verso l'entrata per accogliere il cliente, ma il benvenuto che avrei dovuto dire, mi morì in gola.

FanFiction su Seikai-ichi Hatsukoi - Hurricane Capitolo 2

2. Come dieci anni prima... 

Bussava ormai da una mezz'ora. Aveva provato ad aprire con la sua copia delle chiavi, ma non ci era riuscito in nessun modo, sicuramente la serratura era bloccata dall'interno con una chiave già nella toppa.
- Masamune! Dio Santo apri questa cazzo di porta!- Era agitato e fuori di se. Era stato chiamato da un milione di persone che si lamentavano dell'impossibilità di contattare Takano, non si era presentato al lavoro da due giorni e non era mai successo. Lo aveva chiamato e il telefono non era neanche attivo. Poi aveva chiamato Onodera, anche lui assente e irraggiungibile. Ciò che sapeva per certo era che Takano non era andato al concerto e non contattava gli autori da allora.
In redazione era scoppiato il finimondo, i produttori dell'anime avevano chiamato molte volte per conoscere il parere dell'editore sui doppiatori, era una cosa che non si concedeva a chiunque e il fatto che Takano se ne fosse lavato le mani in quel modo aveva mandato in bestia persino Isaka-san. All'inizio aveva pensato a qualche loro stupidaggine, se si fossero semplicemente presi dei giorni di ferie invece che scappare come due ragazzini avrebbero risolto molte cose, ma poi Isaka-san era piombato nel suo ufficio, trafelato e decisamente sconvolto, tirandogli addosso una specie di lettera stropicciata.
- Che roba è?- aveva risposto scocciato, non solo era pieno di lavoro, ma doveva fare di nuovo la balia a Masamune e non è che ne fosse entusiasta, dopo ciò che era successo. Certo ora non ci pensava molto su, infondo la sua vita aveva preso una stranissima piega in pochissimo tempo. Aveva conosciuto due persone che erano diventate molto importanti, ma ad una di queste non lo avrebbe mai detto. Per questo aveva preferito mantenere le distanze per un po' e mettere ordine nel suo cuore e nella sua vita, per riuscire ad affrontare le cose nel migliore dei modi. - Yokozawa tu qualcosa la devo pur sapere! Che mi rappresenta questa?-
- Ti sto dicendo che non ho idea di cosa...- dispiegò la lettera e rispose iniziando a leggere, ma ciò che vide gli fermò il sangue nelle vene. Era una lettera di dimissioni, firmata da Onodera Ritsu.
- Takano sparisce e Onodera si dimette, che significa? Tu sei amico di Takano, non venirmi a dire che non sai niente.-

Informazioni personali

La mia foto

Nonostante scrivo come una matta tutto quello che mi passa per la mente, descrivere me è sempre difficile. Sogno ad occhi aperti di questo sono colpevole e il mio carattere è abbastanza strano da far dire a chi mi conosce da anni che ancora non lo ha capito, bhe figurarsi io! Quindi sono alla scoperta giornaliera di quello che posso fare o meno! Sono un otaku convinta e yaoista ai massimi livelli ed ho trascinato nel tunnel dei manga e anime molte persone. Chi mi conosce sa che sono un "pò" fuori di testa!!!! ^_^

Random Posts