Originale - Obscure - Il gioco maledetto Prologo

Obscure - Il gioco maledetto 

“... Polvere nel frumento, sabbia tra le sabbie, 
il tempo, l’acqua errante, il vento vago, 
ci ha trasportato come grano navigante. 
Avremmo potuto non incontrarci nel tempo. 
Questa prateria in cui ci siamo trovati, 
oh piccolo infinito! la rendiamo. 
Ma questo amore, amore, non è finito, 
e così come non ebbe nascita, 
non ha morte, è come un lungo fiume, 
cambia solo di terra e labbra.” 
(Pablo NerudaAmore mio, se muoio e tu non muori

 - Che cosa sei?-
In quel momento, quando per la prima volta vidi, quella domanda fu l’unica cosa che riuscii a pronunciare. A pensarci ora sembrava davvero uscita da uno di quei telefilm adolescenziali in cui la protagonista scopre che il ragazzo che ama è una specie di mostro, ma con il passare degli episodi si innamorano e lui le giura che la proteggerà per tutta la via.
Solo che nel mio caso io sono un uomo e il mostro che ho scoperto non ha proprio nulla di buono.


La mia vita non è mai stata un granché interessante, anzi la si potrebbe definire proprio noiosa e soprattutto banale e, in effetti, se anche dovessi descriverla, ne uscirebbero fuori si e no un paio di pagine scritte male. Per questo non vorrei parlare di me, ma ormai siamo strettamente legati da un legame che non si può più scindere.

Fui così stupido da chiederglielo una volta. Mi ritrovai per terra con quattro costole rotte in pochissimi secondi, non mi uccise per un semplice motivo, ero l’unico che riusciva a farlo dormire. Ebbene si, nonostante avessi già una vita terribile, le cose non potevano che andare peggio e non credete a quel detto che fa “se sei in fondo non puoi far altro che risalire”, sono tutte cazzate.
Se sei in fondo, fidati, scendi ancora più in basso a meno che non trovi qualcuno che ti aiuti a salire, cosa che per l’appunto a me non è capitata.
Da venticinquenne senza sogni e senza soldi, sono diventato invisibile agli occhi del mondo e rinchiuso in quello di uno psicotico manipolatore che senza di me non riesce a chiudere occhio.
Ma andiamo con ordine.

Dal giorno di quella domanda stupida sono passati anni e le cose sono precipitate velocemente. Non saprei dirvi cosa sia realmente, all’inizio anche io, forse troppo manipolato dai telefilm, pensai che fosse un vampiro, il che era anche una cosa abbastanza interessante, ma mi sbagliavo. Gli sviscerai tutti gli esseri che conoscevo senza successo, in effetti scoprii in seguito che neanche lui sapeva quella risposta. Mi ritrovai li in ginocchio davanti a lui, tirando ad indovinare e lui si stava divertendo come un bambino a prendermi per i fondelli, poi il divertimento finì con il brontolio del suo stomaco e mi ritrovai con un morso sul braccio sinistro senza neanche rendermene conto. Non sentii dolore, al contrario era come se fossi stato anestetizzato o drogato, credo tutt’ora che quella non sensazione fosse dovuta al suo strano profumo, dolce e nauseante, pungente a tal punto da non farti sentire altro.
Voleva realmente mangiarmi e a me non importava, o meglio, non riuscivo proprio ad avere alcuna emozione. Dopo il primo assaggio provò una seconda volta, ma non affondò i denti, che tra l’altro non avevano niente di anormale come zanne o canini appuntiti, e vedendo la sua indecisione mi feci ancora più idiota e mi uscì una cosa così stupida che ancora oggi non capisco se avessi lasciato a casa il cervello quel giorno o si fosse fritto improvvisamente.
- Per caso non ti piace?- mancava l’aggiunta di “maestro” alla fine della frase che avrei perfettamente potuto prendere il posto di Renfield, il servo di Dracula, però non avrei mai mangiato insetti su questo almeno ero sicuro. In quel momento mi chiesi perchè non finisse il lavoro, infondo se fossi morto non sarebbe importato a nessuno, mi guardò negli occhi e io vi affondai letteralmente dentro, neri come due pozzi profondi, senza espressione o calore umano e mi disse:
- Se ti mangiassi le braccia non potresti può suonare.-
In effetti l’unica cosa bella di tutta la mia vita era proprio quella, suonare il piano era una cosa che mi riusciva facile da sempre.
Fin dalla prima volta che vi avevo poggiato le dita sopra mi ero innamorato di tutto quello che uno strumento così perfetto rappresentava e per fuggire dalla mia realtà era adatto.
Mi guarì la ferita toccandomi semplicemente la fronte e da quel giorno divenni la ninna nanna personale di Aiden, o così lo chiamo io. In tutto questo tempo è stato chiamato con nomi italiani, francesi, giapponesi, arabi e con alcuni che non saprei ne pronunciare ne scrivere.
In poche parole non faccio che suonare per lui e farlo dormire, se non dorme ha fame e ogni tanto mangia anche me, il che non è una buona cosa. Non mi fa uscire dalla sua tana, anche se chiamarla così è veramente degradante perché non è un buco puzzolente come immaginai, ma un bell’attico di 250mq in centro città.
Passo le mie giornate a tenerlo a bada, a tranquillizzarlo quando le cose non girano come lui vuole, a tenere in ordine una casa enorme, insomma sono la sua cameriera, ma sto ancora divagando.

Parlerò di ciò che è stata la mia vita al confine con il mondo reale e il suo mondo, un luogo dove lui si rifugia ed esiste solo per lui, dove una ferita del passato, mai guarita, possa cambiare una persona e di come mi stia terribilmente sforzando per non amare quel mondo e rimanere normale.
Mi presento, io sono Cristiano, lui mi chiama Chris, voi chiamatemi come volete, ma prestate attenzione e, se vi va, ditemi cosa avreste fatto voi al mio posto.


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