Recensione Anime - Rozen Maiden Zurückspulen

"Legàmi… che… che parola banale e sgraziata. Shinku… io diventerò molto… molto molto molto più forte."
Suigintou - Episodio 4

Il 18 Novembre 2012 è stato annunciato il ritorno sul piccolo schermo delle bellissime e combattive Rozen Maiden in una nuova serie anime, andata poi in onda nell'estate 2013, dal titolo Rozen Maiden – Zurückspulen. Per chi già le conosceva e per chi invece è nuovo del mondo fantastico di queste piccole e misteriose bambole, ripercorriamo insieme le tappe di un progetto nato nel 2002. Il manga è stato scritto ed illustrato dalla coppia di autrici PEACH-PIT, Banri Sendo e Shibuko Ebara, ed è per certo la loro migliore e controversa produzione. Purtroppo il manga viene concluso bruscamente con il volume 8, in seguito a dissapori fra le autrici e l'editore. Questo ha accentuato le differenze tra la versione animata e la cartacea, lasciando molti punti oscuri ed incompleti. Al contrario del manga, la versione animata avrà più fortuna e le piccole bambole prenderanno vita sul piccolo schermo il 7 Ottobre 2004. Successivamente si avrà la produzione di una seconda stagione, Rozen Maiden Träumend, due OAV dal titolo Rozen Maiden - Ouvertüre e uno speciale di 7 minuti intitolato Detective Kunkun - Duell Walzer, seguiti da una serie di audio CD e videogiochi. Fino ad arrivare al 2012, con una nuova e rinnovata stagione animata.


FanFiction su Junjou Romantica - Junjou Romance Capitolo 3

Junjou Romance


Capitolo 3 

Nonostante i suoi sforzi la mattina giunse lo stesso. Quella notte era trascorsa troppo velocemente, tutte le attenzioni che Misaki aveva dedicato al suo amante, tutte quelle cose che fino a quel momento non era mai riuscito a fare con lui, tutte le emozioni che aveva provato erano solo servite a far arrivare il domani ancora più velocemente. Forse doveva dirglielo, forse doveva semplicemente chiedere ad Usami come avesse conosciuto Kamijo-sensei, ma se la risposta non fosse giunta o non fosse quella che lui voleva sentire cosa avrebbe fatto? Si sarebbe arrabbiato e avrebbe tirato giu una scenata isterica o avrebbe fatto finta di nulla?
- Misaki?- la voce di Akihiko lo fece sussultare, si voltò verso di lui scivolando tra le lenzuola leggere del letto e incrociando i suoi bellissimi occhi ancora assonnati. Come fossero arrivati in camera da letto, questo Misaki non lo ricordava, ma di certo non era importante. – Te la senti di dirmi cosa ti succede?-
- Ho paura che se te lo dico potresti arrabbiarti… mi sento tanto stupido ad avere questi pensieri, ma non posso farci nulla.-
- Non devi, qualsiasi cosa ti affligga, voglio che ne parliamo.- Misaki ci pesò su molto prima di parlare, infondo prima o poi avrebbe dovuto affrontare quel discorso e ora sembrava proprio un buon momento, avevano passato un notte meravigliosa in cui aveva avuto prova che Akihiko lo amava e che lui non poteva farne a meno. La prova della loro unione era palese, allora perché avere dubbi?
- Se nella tua vita ci fosse qualcuno di cui non mi hai mai parlato, ti arrabbieresti se io ti chiedessi di dirmi qualcosa su di lui?-
- Non capisco a cosa ti riferisci.- Akihiko sembrò alquanto sorpreso, ma aveva notato l’espressione triste con cui Misaki si esprimeva e quindi costrinse tutto se stesso di sforzarsi e capire di cosa stesse parlando.

Cosa significa essere otaku

La parola otaku è ormai d'uso frequente tra chi, da tempo, viaggia nel mondo dell'animazione e delle pubblicazioni manga giapponesi. Ma cosa significa in realtà questo vocabolo? Le concezioni di tale termine nel Sol Levante e in occidente sono decisamente diverse, ma andiamo per gradi e partiamo dagli albori di questa parola così controversa, ma allo stesso tempo diffusa.


Parla l'animatore di Psycho-pass: Le difficoltà del mio lavoro

Lo scorso anno l'animatore Kyoji Asano ha messo in mostra, durante un evento perso il Koga Machikado Art Gallery nella Prefettura di Ibaraki, ben 150 illustrazioni di Psycho-pass e Shigeki no Kyojin, utilizzate dall'artista per riprodurre i movimenti dei personaggi. Kyoji Asano è un animatore del Wit Studio che ha lavorato su enormi successi, oltre a Shingeki no Kyojin e Pysho-pass, la cui seconda stagione è attualmente in fase di produzione troviamo anche il lungometraggio Hal e, come direttore dell'animazione, in Sengoku Basara : The Last Party e Kimi ni Todoke. Come incentivo ai primi visitatori della mostra sono state regalate delle figure in 3D realizzate sulla base dei disegni di Asano. illustrazione originale di eren e kogami

FanFiction su Skip Beat - Stand By Me Capitolo 3

Stand by me

3. L'amore che non volevo

Per qualche istante si sentì mancare. Ren era li, al suo fianco, dormiva accanto a lei sotto le stesse coperte. Le sarebbe bastato spostare di qualche centimetro la mano per riuscire a toccarlo, ma rimase immobile, fissando quei lineamenti perfetti e le lunghe ciglia che, persino la modella più bella del mondo, avrebbe invidiato. Si sforzò di riportare alla mente cosa fosse accaduto, ricordava l'aggressione e la caduta dalle scale, il dolore e il non poter reagire, eppure ricordava anche la felicità provata quando Tsuruga-san era finalmente arrivato a salvarla. Poi per Kyoko c'era il solo il caos, fomentato dalla visione di quell'uomo al suo fianco. In un primo momento pensò di svegliarlo, chiedergli cosa fosse accaduto in realtà e farsi spiegare la situazione, ma quando sentì bussare alla porta e si accorse che Ren si stava svegliando, chiuse gli occhi serrandoli con forza e finse di dormire. Lo sentì muoversi sotto le coperte, la mano di lui la sfiorò facendola trasalire e pur di non gridare, Kyoko dovette fare appello a tutta la sua tenacia. Si accorse quando Ren abbandonò il letto e lo sentì camminare verso la porta, solo allora provò a socchiudere gli occhi per controllare la situazione. Lo vide che parlava con qualcuno, teneva la porta socchiusa come se non volesse far entrare nessuno.
- Me ne occupo io. Dovrebbe svegliarsi tra poco.-
- Se lei o Kyoko-sama aveste bisogno di qualcosa sono a disposizione, chiamatemi in qualsiasi momento. Tornerò tra poco con la colazione.-
- Ti ringrazio.- Ren era gentile, sorrideva e si comportava come al solito. Kyoko non riuscì davvero a capirci nulla e quando per distrazione, dimenticò di chiudere gli occhi, incontrò lo sguardo dell'uomo che la salutò con il sorriso più bello che lei avesse mai visto. - Buongiorno.- Si avvicinò al letto e si sedette a fianco a lei,spostandole i capelli dal viso con gentilezza. - Ti senti meglio?- Kyoko ci mise qualche minuto a rispondere, perdendosi nel calore di quella mano così grande e gentile che l'accarezzava, proprio come era accaduto quella sera.
- Tsuruga-san, ecco io sono un po' confusa.- Si rese conto che parlare le recava parecchio disturbo, la gola e la bocca erano secche. Provò a chiedere dell'acqua e Ren prese un bicchiere dall'enorme comodino al lato del letto, la portò accanto alla bocca della ragazza e la fece bere. In quel momento Kyoko non riuscì proprio a capire se il benessere che stava provando fosse per l'acqua o per il fatto che Tsuruga Ren la toccava come se fosse la cosa più naturale del mondo.
- Ti spiegherò tutto dopo, ora dimmi, come ti senti?-
- Ho mal di schiena. Vorrei mettermi seduta e...- Si bloccò di colpo quando Ren le passò le braccia sotto le ascelle e la mise seduta come se fosse una bambola. Per quell'uomo doveva essere leggera come una piuma, doveva davvero sembrargli una bambina inerme. Sistemò il cuscino per farla stare comoda e sorrise di nuovo. - Grazie.-
- Sei silenziosa. Mi aspettavo una gran confusione da parte tua, credevo che ti saresti messa a gridare assumendo una di quelle tue facce assurde.-
 - Il fatto è che non riesco a capire cosa sia accaduto. Mi sono svegliata, tu dormivi al mio fianco e sono rimasta sorpresa.-
- Non volevo lasciarti da sola. Perchè non mi hai detto che non c'era nessuno in casa?- Kyoko lo capì subito, i brividi lungo la schiena, il non riuscire a guardarlo negli occhi. Si sentiva in colpa perchè ora Ren era davvero arrabbiato con lei. Non c'era stato un reale motivo per non avergliene parlato, semplicemente per Kyoko non era strano rimanere da sola. Quando viveva ancora con Shotaro succedeva spesso e lui non si era mai preoccupato che lei si sentisse sola o abbandonata, era la normalità. - Ti rendi conto del pericolo che hai corso? Ti rendi conto di come mi senta io adesso?- fece una piccola pausa, abbassando lo sguardo. Qualcosa in lui era cambiato, non era più arrabbiato, ma qualcosa aveva preso il posto di quell'emozione e Kyoko non lo capiva. - E' stato per ciò che accaduto in auto? Hai avuto paura di me?- Per Kyoko fu come essere schiaffeggiata, sentì il suo cuore sussultare e le lacrime riempirle gli occhi. Non era come le altre volte, come quando lo faceva arrabbiare o lui si indispettiva per qualcosa, lo aveva ferito. Si sentì inutile e sciocca, un verme che sarebbe stato meglio schiacciare il prima possibile. Doveva chiarire, doveva dire qualcosa per scusarsi, per far si che lui la guardasse di nuovo. Istintivamente allungò la mano andando a toccare quella di lui. La sfiorò timidamente, poi sempre più decisa. Le parole erano difficili da pronunciare, ma almeno con i gesti doveva farsi capire. Intrecciò le dita con quelle di Ren, proprio come era accaduto in auto, ripeté esattamente quello che lui aveva fatto e per il momento bastò a convincerlo a guardarla negli occhi. Kyoko stava per piangere, lo sentiva dal bruciore delle palpebre, ma si sforzò di non farlo, perchè se Ren avesse mal interpretato quelle lacrime, allora lei non sarebbe mai riuscita a scusarsi.
- Non ho mai avuto paura di te. Qualche volta mi hai sorpresa, come quando ti trasformi nel Re della Notte, ma mai spaventata. Il fatto è che non so come comportarmi quando lo diventi.-
- Re della notte?- ripeté l'epiteto con stupore. Come riuscisse quella ragazza a farlo rimanere basito, era un mistero per lui. Aveva davvero creduto di averla spaventata in qualche modo, ma ormai reprimere le sue emozioni e le sue pulsioni verso quella ragazza era davvero difficile. Persino in quel momento, sentendo semplicemente il tocco della sua mano, ogni parte del suo corpo fremeva chiedendo di più.
- Ti chiamo così quando assumi l'espressione da payboy. I tuoi occhi diventano sottili e luminosi e il tuo viso si accende di una luce affascinante. Io davvero non so come reagire in quei momenti, ma non ho mai avuto paura di te.-
- Allora perchè non mi hai detto che eri sola? Ti avrei fatto dormire da me e saremo partiti insieme.- Ren si sporse in avanti, avvicinandosi al viso di Kyoko e cercando con gli occhi una risposta che potesse aiutarlo a sentirsi meglio, ma la ragazza rimase in silenzio e quando le lacrime le solcarono il viso, d'istinto lui le asciugò toccandole le guance calde e morbide. Non riuscì a fermarsi e continuò ad accarezzarla, avvicinandosi sempre di più e percependo il profumo della pelle di lei. - Ho rischiato di perderti. Ho fatto si che qualcuno osasse toccarti e farti del male. Non posso non darmi la colpa di ciò che è successo.-
- Non è così!- Kyoko scattò in avanti, presa dal momento e dalla voglia di spiegarsi e chiarirsi con lui, ma quel gesto fu troppo avventato e quando si rese conto che il suo viso, la sua bocca, erano vicine a quelle di Ren ne rimase completamente intrappolata. Non riuscì a dire più nulla, rimase semplicemente immobile, in attesa.
- Che cosa mi stai chiedendo Kyoko?- Ren lo sussurrò, accentuando però il nome di lei che sussultò dall'emozione. Tsuruga-san l'aveva chiamata per nome, la guardava con una passione così travolgente, che persino una ottusa come lei riusciva a percepire. Cosa gli stesse chiedendo, questo lei non lo sapeva, ma era certa che per nulla al mondo si sarebbe spostata da li. Lo sentì vicino come mai era stato, percepì il respiro di Ren su di lei e i brividi la invasero, poi lui la toccò di nuovo, le prese il viso con le sue mani grandi e gentili e la portò ad avvicinarsi ancora di più. Kyoko sentì lo stomaco andare in subbuglio e il cuore battere così forte, come se volesse esplodere, quando le loro labbra si sfiorarono. Era dolce il gusto di quella bocca che mai si sarebbe sognata di toccare, non rude come quella di Shotaro, forse perchè questa volta era lei a volere quel contatto, a desiderare quella persona con tutta se stessa. Non doveva abbandonarsi a quel sentimento, la sua mente lo sapeva, ma il suo cuore non riusciva a resistere. Quando le labbra di Ren si posarono con più impeto sulle sue, quando si sentì schiudere la bocca dalla lingua morbida e delicata di lui e quando tutte le sue difese caddero, Kyoko si sentì imprigionata di nuovo in quel sentimento che tanto l'aveva ferita. Era così che ci si sentiva dopo il primo bacio? Era normale sentirsi completamente persi, in subbuglio e totalmente confusi? Stava baciando Ren Tsuruga, possedeva quelle labbra che tutte le donne del Giappone desideravano e Ren ricambiava in qualche modo. Quando Kyoko si aggrappò a lui lo sentì tremare. Quando si staccarono per un attimo Kyoko si sentì abbandonata, eppure non appena i loro occhi si incontrarono tutto ciò che lei vide fu un sentimento che era finalmente riuscito ad emergere. Negli occhi di Ren non c'era quel velo di soddisfazione che vide in Shotaro quel maledetto giorno in cui lui la baciò, ma qualcosa di estremamente dolce e vero.
- Hai il viso rosso.- La voce di Ren pizzicò l'orecchio di Kyoko che divenne rosso e caldo, costringendola ad allontanarsi un po' da lui e tapparsi entrambe le orecchie sperando che non prendessero fuoco. - Questo puoi considerarlo davvero il tuo vero primo bacio.- Immobile come una statua di sale, riuscì solo a rimanere in silenzio anche quando lui si alzò per andare ad aprire la porta. Si mosse come se non fosse accaduto nulla, come se quello che era appena successo fosse la normalità. Ovviamente, pensò Kyoko, per uno come Tsuruga, un bacio era una cosa da niente, ma per una come lei cosa doveva rappresentare? Cosa doveva aspettarsi da quell'emozione così forte e conturbante che le chiudeva la bocca dello stomaco? Ren fece entrare una giovane ragazza vestita da cameriera che trasportava un enorme vassoio pieno di vivande.
- Ho portato la colazione. Kyoko-sama sono lieta di vedervi sveglia.-
- Occupati di lei, io torno tra poco.- Ren lasciò la stanza come un fulmine e finalmente Kyoko riuscì a rilassarsi. Ciò che la cameriera vide fu una ragazza completamente sconvolta e rossa in viso, con gli occhi pieni di lacrime. Eppure non si stupì di quella visione, si avvicinò a lei spostando le lenzuola ed osservando le gambe della ragazza completamente fasciate. Kyoko non aveva ancora avuto modo di ripensare a cosa era accaduto, e ora vedere le sue gambe in quello stato la fece tornare alla normalità. - Dovete andare in bagno? Oppure volete lavarvi?-
- Io non so, sono un po' confusa.- La giovane si presentò con il nome di Yuki, le raccontò che era stata lei ad occuparsi di Kyoko nei due giorni che era rimasta incosciente.
- Ovviamente Tsuruga-sama non vi ha mai lasciato, ho dovuto solo fare tutte quelle cose che un uomo non può sbrigare, diciamo così. - Yuki spostò le gambe di Kyoko fuori dal letto, prese a sbottonarle la camicia da notte e la invitò a sfilarla, porgendone una pulita. Poi la invitò ad infilare anche una leggera vestaglia rosa, che Kyoko pensò essere di seta, per quanto il tessuto fosse delicato e morbido. Di certo non era sua, ma in quel momento, quando Yuki si avvicinò alla grande finestra oscurata dalle tende in broccato rosso e le aprì, ogni domanda svanì dalla testa della ragazza, che rimase completamente rapita dalla vista. Davanti a lei l'oceano più blu che potesse immaginare, un cielo limpido e splendente in cui vide volare uno stormo di gabbiani festanti. Poco lontano però scorse una scogliera e il verde dei prati quasi le accecò gli occhi. - Siamo sull'isola Amami Ōshima, in una delle ville del presidente Takarada. Non sapeva nulla vero?- Kyoko si limitò a muovere la testa in segno negativo, non riusciva a staccare lo sguardo da quel paradiso che faticava a credere vero.
- Siamo ancora in Giappone vero?-
- Si.- Yuki rise, ma lo fece con eleganza e per qualche secondo Kyoko si trovò a pensare che fosse una ragazza davvero bella e raffinata. - Siamo a circa 300 km a nord dell'isola di Okinawa e 380 km a sud di Kyūshū, sotto la giurisdizione della Prefettura di Kagoshima. - Kyoko fece finta di aver capito, ma non era affatto così, per un secondo pensò di aver mostrato alla ragazza una faccia davvero stupida, ma non se ne curò. Yuki era gentile e questo le piaceva.
Tornò da lei e prese a sistemarle i capelli, poi si avvicinò ad un enorme armadio, grande forse quanto la stanza di Kyoko al ristornate Duruyama, e tirò fuori una sedia a rotelle, che aprì e sistemò accanto al letto.
- Il dottore ha detto che non ci sono lesioni gravi, ma credo sia meglio non sforzare troppo la caviglia. Per oggi almeno è meglio usare questa.- Aiutò Kyoko a scivolare sulla sedia e le sistemò una coperta sulle gambe, poi la guidò verso il tavolo e iniziò a sistemare tutto per la colazione. - Tsuruga-sama le è stato sempre vicino. Se posso permettermi non credevo che fosse il vostro fidanzato.-
- Ma non lo è!- Kyoko lo disse di getto, anche se dopo ciò che era accaduto tra loro, non poteva esserne così sicura. Yuki assunse un'espressione confusa e Kyoko se ne rese conto, la ragazza si portò una mano davanti alla bocca e arrossì. - Cosa te lo ha fatto credere?-
- Bhe ecco, non so cosa dire ora. Tsuruga-sama ha dormito sempre con voi, al vostro fianco e più di una volta l'ho visto...- Yuki si bloccò di colpo e non riuscì a continuare, quando incontrò lo sguardo severo e contrariato di Ren, fermo all'entrata. La cameriera si chiuse in se stessa, sorrise, ma fu una smorfia forzata dalle circostanze. Terminò di sistemare il tavolo e si congedò.
- Di cosa parlavate?- Sforzò tutto il suo essere, tutto se stesso a rimanere serio, ma non ci fu nulla da fare. Quando gli occhi di Kyoko divennero enormi e languidi, tanto da farle sembrare il viso rotondo come quello di un pallone, scoppiò a ridere. - Vuoi uscire per caso?- Kyoko mosse la testa velocemente in segno affermativo e della ragazza che poco prima lo aveva eccitato e convinto a dimostrarle i suoi sentimenti, non era rimasto nulla. Ora Ren aveva davanti una bambina che aveva una voglia pazza di uscire ed ammirare il paesaggio, ma in effetti anche quella parte infantile era qualcosa che lui amava. - Prima però mangiamo qualcosa.- ubbidiente iniziò a divorare tutto ciò che aveva davanti, rendendosi conto di essere davvero affamata, ma quando si accorse che Ren stava solo bevendo del caffè lo guardò di tralice.
Spostò la sedia e si portò accanto all'uomo, prese una delle brioche, calde e fragranti e la spezzò.
 - Mangia!- Lo disse con una voce tutt'altro che gentile, ma Ren non si mosse. Rimase ad osservarla serio e deciso, come se attendesse qualcosa. Così Kyoko si sporse in avanti, avvicinando il pezzo di brioche al viso dell'uomo, che sorrise. - Perchè fai così? Scommetto che non hai toccato cibo in questi due giorni!- L'espressione infantile, con le guance gonfie e rosse, di Kyoko lo fece cedere, le afferrò la mano con la brioche e si portò in avanti posandole un bacio veloce sulle labbra.
- Vederti dormire serena ha saziato la mia fame. Ora però non credo che mi basterà solo guardarti.- In quel momento Kyoko si rese conto di essere caduta nella trappola del Re della Notte.



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FanFiction su Junjou Romantica - Junjou Romance Capitolo 2

Junjou Romance


Capitolo 2 

Tornò a casa di corsa, saltando le ultime ore di quella mattinata che si era trasformata in qualcosa di infernale. Era forse gelosia il sentimento che lo stava tormentando? Era già accaduto che fosse geloso, sia con Aikawa-san che con Isaka-san, ma questa volta era diverso, perché infondo Usagi-san gli aveva tenuto nascosta ogni cosa. Entrò di fretta in casa, sperando di non vedere Usami, invece se lo ritrovò in salotto che prendeva un caffè insieme ad Aikawa-san. La donna lo salutò con estremo calore quando lo vide entrare. Misaki non riuscì a restituirle un saluto tanto accorato, ma tentò di non sembrare scortese. Poggiò il pacco di libri sul tavolo proprio davanti ad Usami, a cui per altro non rivolse neanche uno sguardo. Si sentiva estremamente stupido, ma proprio non ci riusciva. L’idea che Usagi-san avesse un segreto così stupido lo infastidiva tanto da fargli battere il cuore all’impazzata, che persino gli altri avrebbero potuto sentirlo.
- Ecco il materiale… Kamijo-sensei ti manda i suoi saluti.- quella che sarebbe dovuto sembrare un tono freddo e distaccato, somigliò più a quello di un bambino indispettito sull’orlo del pianto.
- Misaki… qualcosa non va?- Akihiko provò a prenderlo per il braccio prima che scappasse via, ma per la prima volta da quando si conoscevano, Misaki fu più veloce.
- Scusatemi, ma ho da studiare adesso, vado in camera.- Corse su per le scale, inciampando nella borsa che tentò di togliersi di dosso in malo modo e si chiuse in camera. Respirava affannosamente ed iniziò a piangere, si diede dell’idiota, del bambino e dello stupido, ma era geloso e non poteva farci nulla. Non aveva nessuna voglia di litigare con lui, non quando era così impegnato con il suo lavoro e decise di rimanere in silenzio. Si gettò sul letto infilando gli auricolari nelle orecchie e ascoltando musica per tutto il giorno. Più di una volta si ritrovò le guance bagnate dalle lacrime, le pulì via velocemente e cercò di concentrarsi sulla musica. Alla fine si addormentò, ma il sonno fu terribilmente agitato. Non si accorse dell’ora e neanche di Usami che da un po’ bussava alla sua porta insistentemente. Si svegliò di soprassalto tirando via le cuffie e andò ad aprire.
- Ma che diavolo combini? Mi hai fatto spaventare! Stavo per buttarla giu.-
- Mi dispiace, mi sono addormentato con gli auricolari e non sentivo.- Akihiko non era uno sprovveduto, aveva notato gli occhi rossi e gonfi di Misaki, anche se lui cercava di nasconderli. Gli prese il viso tra le mani e lo osservò meglio, aveva pianto… il suo piccolo Misaki aveva un’espressione terribile dipinta in viso.
- Cosa ti succede Misaki? Hai avuto problemi a scuola?-
- No… solo non mi sento tanto bene.- Rimase stupito quando le labbra di Akihiko gli sfiorarono la fronte dolcemente, fu così bello che per un attimo dimenticò ogni dubbio, chiuse gli occhi lasciando che il calore di quella pelle morbida lo avvolgesse e lo calmasse.
- Non mi sembra tu abbia la febbre…-
- Di solito sono io quello che si preoccupa di queste cose e poi per misurare la febbre si usa il termometro.- Sorrise tra se, si stava comportando male nei suoi confronti, sapeva di non doverlo far preoccupare e sviò il discorso. – Va tutto bene, preparo la cena che è gia tardi… vedrai che con una bella dormita domani sarò in perfetta forma.- Accennò un gesto virile, ma poco convincente e si allontanò, sarebbe riuscito a far finta di niente almeno per qualche ora.
- Se non ti senti bene ordiniamo qualcosa fuori, non devi sforzarti.- Quel tono così dolce lo feriva profondamente, ma che altro poteva fare? Di certo non poteva voltarsi verso di lui, mettere il broncio e litigare come una mogliettina indispettita sul perché non gli avesse parlato di Kamijo. No, non lo avrebbe fatto, nonostante si sentisse ferito, nonostante la gelosia lo stesse martoriando… non avrebbe recato fastidio ad Usagi-san.
- Ma no! Sono sicuro che se lascio fare a te ci ritroveremo la casa piena di cibo inutile, metto su qualcosa in poco tempo non preoccuparti.- Misaki infilò il grembiule e aprì il frigo, tirò fuori il necessario per uno stufato veloce che ad Usami piaceva, ma ci avrebbe messo dentro anche i peperoni verdi, giusto per fargli un dispetto, anche se sapeva che Usami li avrebbe mangiati comunque e senza lamentarsi. Sentì lo squillo del telefono, ma lasciò che fosse l’altro a rispondere, mentre lui prendeva il necessario per apparecchiare la tavola. Seguì con lo sguardo la figura di Akihiko dirigersi verso il telefono, forse era suo fratello con la sua chiamata periodica del “come stai? Mangi abbastanza?.. passami Akihiko”. Tese le orecchie, consapevole che se era davvero suo fratello e a rispondere era Akihiko, non sarebbe riuscito a parlarci.
- Sono Usami… chi parla?- Non era per niente gentile quando rispondeva al telefono, poteva benissimo dire pronto ed evitare formalismi inutili, ma Usami era fatto così, almeno era preparato se all’altro capo dell’apparecchio ci fosse stato qualcuno di poco gradito. – Ah! Hiroki… grazie per i libri.- In quel momento, un rumore di piatti rotti distrasse Akihiko, ma Misaki fu accorto da far finta di niente e iniziò a raccogliere i cocci. Fu come se le mani gli avessero ceduto all’improvviso nel sentirlo pronunciare quel nome così facilmente. In ginocchio con il piatto in frantumi davanti a se, rimase ad ascoltare ancora una volta, cercando di impedire al suo giovane cuore di fermarsi. - Ah… no niente, non farci caso… come mai mi chiami a casa?- La voce di Akihiko era tranquilla, si era voltato subito al rumore del piatto rotto, ma quando aveva visto Misaki fargli cenno che era tutto apposto, si era concentrato sulla telefonata. – Ah si… credi che possano servirmi?- Con la coda dell’occhio notò Usagi-san accendersi una sigaretta e appoggiarsi al muro, mente con l’altra mano giocherellava nel frattempo con il filo del telefono. Vederlo così significava che era perfettamente a suo agio, era la solita posa che assumeva quando parlava con Takahiro. Misaki raccolse tutti i frammenti e li gettò, si era tagliato un polpastrello, ma non se ne era neanche accorto. Andò a mescolare lo stufato che bolliva in pentola per evitare che bruciasse, ma non gli prestò alcuna attenzione. – Ne sei sicuro… di quel periodo? Non che mi ricordi gran che, lo sai che non mi è mai piaciuto.- Fece una pausa, evidentemente dall’alto capo Kamijo-sensei stava ribattendo e Misaki attese la risposta. – Io non c’entro nulla, è un romanzo che mi è stato commissionato, devo solo farne la stesura, trama e ambientazione mi sono state imposte.- Ne seguì un’altra pausa, questa volta un po’ più lunga in cui Akihiko si limitò ad annuire sommessamente. – Ho capito… di cosa mi vuoi parlare?- Questa frase incuriosì Misaki e non poco, che stessero fissando una specie di appuntamento? – Lo sai che non è male come idea… perché non facciamo domani pomeriggio, passo a prenderti io se vuoi? Ah.. prima che me ne dimentico… tua madre mi ha spedito una cassa di arance, ne vuoi un po’?- Akihiko allontanò la cornetta dall’orecchio, evidentemente Kamijo stava urlandogli contro per qualcosa e Misaki notò il sorriso, che lui continuava ad avere stampato in faccia, farsi ancora più grande. – Ok, calmati adesso… a domani allora… ciao.- Riappese, tirò su l’ultima boccata della sigaretta e la spense nel posacenere, mentre una nuvoletta grigiastra si levò dondolante dalle sue labbra. - Misaki ti sei fatto male con quel piatto?-
- No mi è solo scivolato… è pronto.- Parlare gli risultò difficilissimo, si sforzò di sembrare naturale, ma la voglia di chiedergli cosa dovesse fare l’indomani era enorme. Sedettero entrambi ed iniziarono a mangiare, Akihiko gli fece subito dei gran complimenti per la cena, ma Misaki si limitò a piluccare qualcosa dal piatto con poca convinzione. La tensione era palpabile e questo Usami non lo sopportava proprio, si alzò all’improvviso dal tavolo e prese Misaki per un braccio, lo gettò a forza sul divano e gli si stese sopra, baciandolo con vigore. Misaki rispose al bacio, ma la poca convinzione che vi impresse non passò inosservata.
- Misaki ma cosa ti prende?- I brividi scossero il corpo del giovane, le guance si colorarono di un bel rosso vivo, quelle emozioni lui non poteva nasconderle in nessun modo. Sentire su di se il peso del corpo della persona che amava era una sensazione meravigliosa in cui perdersi era facile. La voce di Usami dolce e sensuale come sempre, continuò a sussurrargli all’orecchio parole dolci e melodiche, con quel buon profumo di tabacco che Misaki aveva imparato ad amare. Lo baciò delicatamente sul viso, sbottonandogli la camicia lentamente, assaporando così ogni attimo di quel contatto. Akihiko lo sentì tremare come un foglia e lo strinse ancora di più. Era confuso, come se volesse quel contatto, ma lo temesse ora più che mai e lui lo aveva intuito. - Qualsiasi cosa sia, la affronteremo insieme… ti prego.. se hai un problema o un dubbio, voglio che me ne parli.-
- Usagi-san… non è… non è nulla…-
- Allora perché continui a piangere?- Spalancò gli occhi come se non fosse vero o semplicemente non se ne era accorto… aveva il viso completamente umido, si passò la lingua sulle labbra e le sentì salate. Ecco cos’era quel groppo fastidioso che sentiva in gola e che gli impediva di respirare. Una gelosia così dolorosa lui forse non l’aveva mai provata, il terrore che Usagi-san potesse avere qualche relazione con Kamijo-sensei era tale da togliergli l’anima, stringergli il cuore così forte da farlo quasi fermare.
- Io non lo so… solo voglio… voglio fare l’amore con te…- Lo disse singhiozzando come un bambino, ma quella fu la prima volta da quando la loro storia era iniziata, che Misaki pronunciava quella frase. Akihiko non potè negare che il ragazzo fosse strano, ma come resistere a quelle parole che da tempo aspettava. Si sentì cingere la vita dalle braccia incerte del giovane, stava prendendo l’iniziativa e questo lo entusiasmava come non mai. Misaki si tirò in avanti allungando il collo e il viso verso quello di Akihiko, lo baciò per primo e rimasero così per secondi interminabili, fino a quando ad entrambi non mancò il respiro. Misaki lo fece sedere e si portò su di lui continuando a stringerlo sempre più forte, sempre più appassionatamente. Akihiko si lasciò guidare, assaporando ogni instante dell’incertezza che ancora aveva, ma che lo rendeva meraviglioso. Assecondò i movimenti di Misaki mentre gli toglieva i vestiti e lo baciava sul torace, senza lasciarne neanche un centimetro.
- Misaki…-
- Non dire niente ti prego… stringimi forte e non lasciarmi.- Misaki fece scivolare la mani verso il basso, quando Akihiko lo chiuse tra le sue forti braccia, quella era la prima volta che si faceva così audace, ma non gli importava ne della vergogna ne della paura di sbagliare. Erano entrambi uomini e sapeva cosa fare per fargli piacere, Usagi-san lo faceva sempre e lui non doveva essere da meno proprio ora. Le mani del giovane si mossero in modo incerto, ma questo ad Akihiko non importava affatto, neanche lui che era un grande scrittore sarebbe riuscito a imprimere con le parole le emozioni che provava in quel momento, non sarebbero bastate ne cento, ne mille parole, ma forse quella che serviva era solo una… amore. Non attese molto per farlo suo, lo prese nel modo più dolce che conosceva, Misaki si lasciò cullare e assecondò ogni movimento del suo partner, ogni voglia e ogni gemito.
- E’ come se il mio cuore stesse per scoppiare… Misaki.. ti amo!-
- Anche io… vorrei che questo momento durasse per sempre, vorrei solo che non arrivasse mai domani.- Dar peso a quella frase in quel momento sembrò inutile, entrambi al culmine della passione e dei loro sensi, avvinghiati l’uno all’altro come se fossero una cosa sola. I battiti sincronizzati e il respiro affannoso.
– Farò qualunque cosa… tutto se servisse a non farti andare via.- Misaki non gli diede la possibilità di dire nulla, gli chiuse le labbra con un bacio e si lasciò andare, così anche il suo amante. Il giovane ricadde in avanti appoggiandosi al petto di Akihiko e sincronizzando i loro respiri, chiuse gli occhi ascoltando il battito del suo cuore decelerare.



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Recensione Anime - Oreimo

“Sei un falso! La mia cara sorellina non si sognerebbe nemmeno di svegliarmi, prepararmi la colazione o farmi il bucato. Non fa che guardarmi dall'alto in basso e trattarmi come un idiota, oppure ignorarmi completamente... in pratica quello che sto cercando di dire è: non è possibile che la mia sorellina sia così adorabile!”
(sogno di Kyōsuke – Episodio 1)
Ore no imōto ga konna ni kawaii wake ga nai, tradotto letteralmente come “Non è possibile che mia sorella minore sia così carina”, è una serie anime trasmessa nell'arco di tre anni, dal 2010 al 2013, suddivisa in una prima stagione di 12 episodi prodotta da Anime International Company (AIC), quattro episodi aggiuntivi, che offrono un finale alternativo alla serie TV, una seconda stagione, che dallo studio AIC passa nelle mani di A-1 Pictures, composta da 13 episodi, per finire con altri tre episodi aggiuntivi pubblicati in streaming dal 17 agosto al 31 agosto 2013. Abbreviato con la più semplice e orecchiabile sigla di Oreimo, l'adattamento animato prende spunto da una serie di light novel scritta da Tsukasa Fushimi ed illustrata da Hiro Kanzaki che ci porta nella vita di un normalissimo liceale, Kyosuke Kosaka, alle prese con la quotidianità, ma soprattutto con la famosa e popolare sorella quattordicenne Kirino. Fredda, egocentrica e distaccata, Kirino è l'esatto contrario di ciò che Kyōsuke reputa una vera sorella minore. La distanza tra i due è talmente grande che sembrano due perfetti sconosciuti, eppure Kirino non è sempre stata così, Kyōsuke infatti ricorda che da bambina, era molto più legata a lui e non riesce proprio a ricordare cosa sia accaduto tra i due che li abbia fatti allontanare tanto. Eppure le cose tra loro sono destinate a cambiare e un giorno, Kyōsuke trova per caso all'ingresso uno strano DVD con all'interno un videogame per adulti dal titolo Imōto to Koishiyo! (Love with Little Sister!). La sconcertante scoperta fa si che Kyōsuke venga a conoscenza del più grande segreto di Kirino, ovvero che la ragazza è un otaku, adoratrice dell'anime majokko Hoshikuzu Witch Meruru (Stardust Witch Meruru) e soprattutto amante dei videogame moe, tutti a tema eroge, che hanno come protagoniste sorelle minori. Durante la notte Kirino sveglia in malo modo il fratello, lo porta nella sua stanza e gli rivela tutti i suoi hobby, obbligandolo a divenire il suo confidente privato. Quello è giorno che segna il totale cambiamento nella vita di Kyōsuke, il quale mantenendo fede al suo stato di fratello maggiore, cercherà in tutti i modi, arrivando persino ad umiliarsi, di aiutare la sorella a far collimare la sua vita da modella con la sua reale identità otaku.

FanFiction su Fairy Tail - Tears of Blood Capitolo 2

 Tears of Blood

2. Seere Carman 

- Natsu!- La voce di Erza fece tremare le deboli pareti di Fairy Tail. La maga in armatura si scaraventò sul ragazzo prendendolo per la sciarpa e tirandolo a se. Ricadde in ginocchio, tenendo stretto l'amico tra le braccia e fissando la donna con un occhio solo. Era rimasta in ascolto e aveva pianto, ma era rimasta obbediente agli ordini del Master, ma ora che anche Natsu era in pericolo non lo aveva più sopportato. Sperando in quell'occhio artificiale che l'aveva salvata più di una volta, si era gettata in quel delirio. Eppure davanti a se non vedeva che una ragazza, di fronte alla cui bellezza Natsu aveva tentennato, ma le figure di Gray e Juvia immobili e stesi a terra le diedero la forza di minacciarla. Con il braccio libero materializzò una delle sue amate spade e la puntò verso la donna.
- Come è potuto accadere? Sei stata tu?-
- Erza ora basta.- La voce stanca e piena di rammarico del Master la distrassero. L'uomo era in piedi e fissava i due ragazzi sul pavimento cercando di calmare quel vecchio cuore che piangeva di dolore. Era stata solo colpa sua, lui aveva scelto Gray e Juvia credendo nella forza dei suoi due figli e nella loro determinazione. Ci aveva pensato così tanto prima di prendere una decisione, doveva essere una missione della massima segretezza e mandare persone come Erza o Laxus non era indicato, entrambi attiravano troppo l'attenzione, nonostante il loro potere magico fosse elevato. Gray e Juvia, invece, secondo i suoi calcoli erano le persone più indicate. Si avvicinò piano e posò una carezza sui volti freddi di entrambi, infine fece un grosso respiro e provò a rientrare nei panni del Master di Fairy Tail. - La nostra ospite deve andare nella sua stanza. Che nessuno si giri fino a che non darò l'ordine. Erza occupati del resto non appena ce ne saremo andati.- Makarov si concentrò sulla donna, le fece un gesto e lei lo seguì. Lentamente l'aria nella sala tornò respirabile, quel velo di terrore e ansia che aveva colpito tutti i presenti, impedendogli di disobbedire all'ordine del Master, sparì pian piano. Quando il rumore metallico della spada di Erza, lasciata cadere verso il legno del pavimento, colpì tutti i presenti alle orecchie, si voltarono, trovando la maga con una mano davanti alla bocca e grosse lacrime che scendevano dagli occhi, in ginocchio davanti ai suoi due compagni che non poteva più aiutare.

Quella stanza era stata preparata apposta per lei. Freed, convocato dal Master molti giorni prima, vi aveva applicato una moltitudine di rune. Le sue regole alle quali nessun mago poteva opporsi, erano state ripetute centinaia di volte, nella speranza che avessero effetto. Inoltre, Makarov aveva usato gran parte del suo potere magico per sigillare quella stanza e potenziare gli incantesimi di Freed. La seguì mentre si aggirava lentamente nella piccola camera, seguì quel viso che non vedeva da anni e che non aveva mai perso quella bellezza eterea e immortale. Ricordò la prima volta che la vide e non era cambiata, quel giorno come ora tutto il suo essere era stato investito da mille sensazioni. Lui come pochi poteva guardarla senza risentire del suo mostruoso potere magico, ma era un privilegio che aveva pagato caro. La donna si avvicinò alla finestra, osservò il paesaggio intorno alla gilda, luminoso e vivo e sorrise, poi provò ad allungare la mano, ma il movimento fu bloccato a metà toccando invece le rune di Freed, che andarono in frantumi.
- Smettila.-
- Questo Freed si è impegnato molto, ci saranno migliaia di rune e deve aver usato tutta la sua magia per scriverle.- Questa volta la voce delicata e ammaliante di lei era giunta dalle sue labbra. Le aveva schiuse e pronunciate, tanto che l'aria della stanza diventò irrespirabile. Makarov faticò a risponderle, conosceva la sua forza, ma sette anni lontano lo avevano indebolito e lui sapeva bene che presto non sarebbe più stato in grado di reggere quel confronto.
- Se lo sai non distruggerle Seere, perchè so che sei tu ora.-
- Riesci ancora a riconoscerci, pensavo che dopo averci abbandonato per sette anni, non fossi più in grado di parlare con me.-
- E tu lo stai facendo apposta per farmi del male.-
- Ci hai abbandonate. Carman ha sentito così tanto la tua mancanza e dover divorare tutti i guardiani l'ha resa così triste.-
- Mi dispiace.- Il viso di Makarov mutò in una smorfia di dolore e questo lei lo vide chiaramente, tanto che smosse le labbra in un sorriso compiaciuto e divertito, così cattivo da far gelare il sangue. Poi cambiò di colpo, quel viso, che ora si presentava fiero e deciso, si rilassò e quegli occhi color del miele divennero tristi e delicati. Il vecchio Master lo notò subito e nonostante la stanchezza fu in grado di accennare un sorriso sotto i grossi baffi bianchi. - Carman.- Questa volta non parlò, tornò ad usare la telepatia permettendo a Makarov di recuperare un regolare respiro.
“ Seere è arrabbiata e io dispiaciuta. Abbiamo sofferto tanto in questi sette anni. Dovresti trovarci subito un nuovo posto dove vivere, non possiamo rimanere oltre.”
 - Mi sto impegnando, ma trovare dei guardiani non è semplice.-
“ Seere lo ha già trovato e io sono d'accordo. Quel ragazzo, Natsu Dragneel è perfetto.”

Non era stata in grado di muoversi. In realtà non era affatto la donna forte e decisa che tutti credevano. Quando i suoi occhi avevano incontrato quelli chiusi di Gray, tutto il suo mondo, la sua infanzia e i suoi ricordi si era dissolti, andati persi tra le lacrime e i singhiozzi. Lei che si era appoggiata al mago del ghiaccio più volte, ora non riusciva neanche ad entrare nella stanza in cui Gajeel lo aveva portato. Si, perchè era stato proprio il Dragon Slayer di ferro a prendere in mano la situazione. Si era voltato non appena quella pressione sulla sua anima si era affievolita e li aveva visti. La sua vecchia amica e il mago di ghiaccio e il cuore di ferro, che credeva di avere, si era incrinato. Eppure, quando tutti gli altri non furono in grado di fare nulla oltre a piangere e quando la sua piccola Levy, a cui si era affezionato sopra ogni immaginazione, lo aveva preso per il braccio, nascondendosi, si era mosso. Avvicinandosi mesto e senza dire nulla, aveva preso Gray tra le braccia e tirato su di peso, sentendolo così leggero che temette di romperlo, poi aveva ordinato a chiunque ne fosse in grado di prendere Juvia e di portarla via. L'unico a reagire fu Macao, prese la ragazza ed entrambi portarono i due compagni di sopra, sistemandoli per bene. Gajeel continuò a fissarli nella speranza che si muovessero, che fossero solo vittima di qualche stupido incantesimo, ma quelle ferite così brutte e profonde non lasciavano alcun dubbio.
- Voglio curarli.- La debole voce rotta dal pianto di una ragazzina li fece voltare. Wendy era ferma all'entrata e faticava ad alzare lo sguardo sulle figure distese sul letto, ma era stata in grado di fermare le lacrime per qualche minuto e cercò di sembrare più forte di quanto in realtà non fosse.
- Che senso avrebbe, non puoi farli svegliare.-
- No, ma...- tirò su con il naso, stringendo i pugni e cercando in tutti i modi di non versare quelle lacrime dolorose che gli premevano contro le palpebre. - Vederli così mi distrugge.-
- Fa quello che senti, quando avrai terminato prepareremo tutto il resto.- Macao le carezzò la testa e prendendo con se Gajeel lasciarono la stanza. La ragazzina riuscì ad aprire gli occhi solo dopo aver preso aria un paio di volte, si fece grande di un coraggio che non avrebbe mai voluto avere. Così concentrò il suo sguardo nocciola sui due compagni e invocò la sua magia curativa avvolgendo le ferite in bagliore ceruleo. Fu difficile, troppo per riuscire a continuare. Curare qualcuno significava anche sentire la sua energia, conoscerla e percepire la propria vitalità, ma curare qualcuno che da tempo non respirava più era orribile e doloroso. Percepì la morte passare la loro a lei, colpirle le mani e salire sempre più su, ma le ferite, nonostante il dolore che provava, iniziarono a chiudersi e sparire e questo le diede la forza di continuare. Poi percepì qualcosa, debole e quasi nulla, ma c'era, sia in Gray che in Juvia. Una scintilla lontana e debole, qualcosa che le diede l'impressione di non averli persi del tutto. Sorrise e si diede della sciocca, la sua speranza di non averli persi le stava sicuramente facendo credere qualcosa che non esisteva.

Quando Gajeel tornò al piano inferiore, davanti a lui trovò solo facce buie e lacrime. Non era certo l'ambiente adatto a uno come lui, non era in grado di reggere quel malumore. Spostò velocemente lo sguardo verso Lily, che lo ricambiò tristemente, poi verso le lacrime di Levy tra le braccia di Lucy e non resse oltre. Uscì dalla gilda, sbattendo in malo modo le vecchie assi del portone e cercò conforto nella fresca aria mattutina.
- Ha bisogno di schiarirsi le idee, come tutti del resto.- Lily lo aveva subito percepito, il malessere e l'impossibilità di fare qualcosa per placare la tristezza di tutti, avevano spinto Gajeel ad andare via e lui lo capiva bene. Anche se erano passati sette anni, in realtà per lui era trascorso pochissimo tempo dalla sua entrata in gilda, ma nonostante conoscesse ancora poco quei ragazzi la perdita subita aveva leso il suo cuore e decise di seguire il compagno fuori dall'edificio. Così, quando la porta si chiude di nuovo, tutto ripiombò nel silenzio e nelle lacrime. Natsu si era liberato dalla presa di Erza e si era chiuso in un angolo buio e umido dando le spalle ai compagni. Aveva giurato, anni prima, che non avrebbe mai più sofferto in quel modo, la morte di Lisanna, sebbene ora fosse un lontano ricordo, lo aveva segnato, ferito e distrutto e quel giorno aveva giurato che non avrebbe più perso nessun compagno, per nessuna ragione al mondo, ma era accaduto di nuovo. L'idea di aver perso il suo rivale, il suo migliore amico e suo fratello era qualcosa a cui non voleva credere, ma c'era altro che occupava la sua mente. La voce di quella donna continuava a sussurrargli quella frase, così impressa nella sua memoria da non riuscire a concentrarsi su altro. Si sarebbe voluto sfogare, distruggere la prima cosa che gli capitasse a tiro, invece non fece nulla. Iniziò soltanto a tormentarsi le mani, incredulo del fatto che l'unico desiderio che avesse, fosse quello di vederla di nuovo.

- Non puoi avere Natsu, non è in grado di sopportare un tale compito.-
“ Tu credi nei tuoi figli Makarov, perchè non dovresti credere in lui? Non abbiamo mai avuto come guardiano un Dragon Slayer, potrebbe anche essere la soluzione definitiva.”
- Natsu è ancora troppo immaturo. Posso trovare un altro mago altrettanto forte che...-
- Quindi uno dei tuoi figli non va bene, ma un mago per cui non provi nulla può essere sacrificato senza problemi. Sei spregevole Makarov! Questo è il motivo per cui ho dovuto mangiare così tanti giovani maghi fin ora? Perchè non sei in grado di sacrificare qualcuno a cui tieni?- La voce della ragazza tornò fredda e decisa. Era cambiata di nuovo. In quel corpo minuto e delicato, giacevano due entità opposte, ma definite. Seere e Carman.
- Seere ora basta! Cerco solo di trovare la soluzione migliore per te.-
- Ormai è tardi. Sei mancato per troppo tempo, devo agire da sola. Sai cosa accadrà se non legherai qualcuno a me. Dopo che avrò divorato anche te, sarò libera di agire e tu questo non lo vuoi. Ho gia chiamato a me il Dragon Slayer di fuoco. Velocemente la mia immagine e la mia voce sostituirà ogni suo ricordo e non potrà fare a meno di me... il processo sarà più veloce se farai la tua parte e dirai al ragazzo che salverò i suoi compagni.- Sotto la pressione di quella voce suadente, ma tagliente come la lama più affilata del mondo, Makarov ricadde in ginocchio, ansimante e con il cuore pesante. Si strinse il petto dolorante e temette un collasso improvviso, ma provò a resistere, infondo ciò che stava accadendo era solo colpa sua. - Rimarrò in silenzio fino a che non verrà da me, parlerai con Carman.- “ Fa quello che devi Makarov, amico mio.”
Carman fu più gentile, ma da quelle parole il master capì che da lei non avrebbe trovato nessun appoggio o via di scampo, entrambe avevano deciso. Lasciò la stanza riuscendo a respirare con regolarità. Si appoggiò ad un parete ritrovandosi sudato e terribilmente stanco.
- Vecchio.- Quella voce profonda e distaccata, ma con un tono latente di preoccupazione, gli fecero alzare lo sguardo. Laxus si eresse davanti al suo sguardo con tutta la sua figura imponente, nonostante i diverbi tra loro, fu in grado di appoggiarsi al nipote.
- Sono ancora tutti di sotto?-
- Gajeel e il gatto sono andati via. Bisca e Alzack hanno portato a casa la bambina, per il resto ci sono tutti.-
- Mandali via, tutti quanti. Rimarrete solo tu ed Erza a fare da guardia. Oggi non ce la faccio a decidere.-
- Per Gray e Juvia? Posso occuparmi io della cerimonia, non devi per forza fare le cose da solo.- - Posso ancora fare qualcosa, per ora lasciamoli riposare.-

La voce potente di Laxus, imperiosa e forte, scosse gli animi di tutti. Senza dare la possibilità a nessuno di replicare o dire qualcosa, cacciò tutti dalla gilda. Solo Mirajane, con gli occhi ancora arrossati e il viso segnato, provò ad aggrapparsi a lui e a chiedere qualche spiegazione, ma non trovò altro che un muro davanti a se.
- Come puoi fare così? Non possiamo solo andare via e dormirci su!-
- Questi sono gli ordini del Master.- Eppure nessun altro obiettò, forse troppo pieni di dolore, per avere la forza di reagire. Macao ringraziò il cielo che Romeo non fosse presente, ma una volta a casa lo aspettava una prova ancora più difficile. La piccola Wendy, stringendo a se Charle si avvicinò a Lucy e Levy chiedendole di poter restare insieme per quella notte e le ragazze accettarono, anche per loro rimanere sole sarebbe stato troppo difficile. Alla fine, dopo qualche borbottio e indecisione, rimasero in gilda solo Mirajane, Laxus ed Erza.
- Persino Natsu è più ubbidiente. Devi andare anche tu. Il Master ha dato ordine solo a me ed Erza di rimanere.- Il colpo arrivò deciso e stranamente potente, quando la guancia del dio del fulmine diventò calda e infiammata, reagì di conseguenza. Prese la donna per un polso e ordinò ad Erza di andare di guardia davanti la stanza della loro ospite. La maga in armatura non aveva più parlato e non aveva obiettato, vuota come la gilda in quel momento e priva di qualsiasi forma di forza, assecondò l'ordine e sparì in pochi secondi.
– Lasciami! Sei orribile Laxus, non sei cambiato per niente!-
- E tu da quando sei così infantile?- Bruscamente la bloccò contro una parete fissandola negli occhi e percependo il profumo di quei candidi capelli morbidi. Non la sentì opporsi, ne provare minimamente a sottrarsi a quel trattamento brusco. Si ritrovò a confrontarsi con due pozze blu decise e forti, nonostante le palpebre rosse.
- Se tu sai che sta succedendo, ti prego devi dirmelo.-
- So solo che tu più di tutti devi stare lontana da quella donna. Non so cosa sia.-
- Lasciami.-
- Così inizierai a sbraitare ed urlare come prima. Non ce la faccio a sopportarti.-
- Laxus lasciami.- Lo fece. Lentamente la presa sui polsi della ragazza divenne più debole e lei fu in grado di scivolare via leggera e delicata, passò sotto le forti e grandi braccia del mago e si avvicinò a lui così tanto da sentire i battiti del suo cuore prendere velocità. Allungò le braccia e le portò intorno al collo di lui tirandosi sulle punte dei piedi per poterci arrivare più facilmente e lo abbracciò con tutta la dolcezza che poteva infondere a quel gesto. - Così posso consolarti.- Per quanto si fosse sforzato, per quanto avesse cercato in passato di estraniarsi da quella gilda che credeva non all'altezza, nonostante avesse persino ordinato ai suoi compagni di uccidere i propri amici, ora che era successo, ora che due di loro giacevano sopra le loro teste e lui avesse sperimentato il dolore e la tristezza che suo nonno aveva provato, aveva ceduto. Senza rendersene conto ricambiò quell'abbraccio e si appoggiò a lei, alla forza che solo Mirajane possedeva.
- Sai, l'ho percepito.-
- Di cosa parli?- Si staccarono appena, tornando a guardarsi negli occhi, ma senza lasciarsi del tutto. Mirajane sembrò aver recuperato colore e determinazione. - Per un attimo, quando quella donna è scomparsa, la mia Satan Soul ha sussultato, come se si agitasse. I demoni riconoscono altri demoni.-



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Recensione Anime - Hal

“Quando muoiono dove vanno le persone? Non vanno da nessuna parte. Restano sempre qui al nostro fianco.” 
discorso tra Hal e Tokio-san, il nonno d Kurumi

La vita ci dona tanti sentimenti, il più complicato e difficile da esprimere è sicuramente l'amore. Amare qualcuno ha molte sfaccettature, si litiga, ma si fa pace, si piange, ma poi torna sempre il sorriso. Trascorrere la vita con la persona scelta è una delle felicità più grandi che l'esistenza può regalarti, ma quando si perde quella persona come si fa ad andare avanti? Come si può continuare a vivere se ogni parte di se cerca disperatamente l'altra, senza poterla mai trovare e toccare? Hal è morto. Kurumi non può continuare a vivere senza di lui, la vita non ha più significato e si chiude nel proprio dolore, non mangia, non dorme, non sorride più. Ciò che il mondo ha perso è il viso gentile e sorridente di una ragazza innamorata e pur di farla tornare alla normalità, suo nonno prende una decisione importante. Trasformare un robot, un essere meccanico e privo di sentimenti, nel perduto amore di Kurumi, nella speranza che la ragazza accetti la perdita e torni alla sua vita quotidiana, torni a sorridere. Ma è davvero possibile accettarlo? Può davvero Kurumi rendersi conto in questo modo che la vita continua? E se le cose non fossero davvero così? Se Hal nascondesse un triste e doloroso segreto? Cosa è accaduto quel giorno, quando quell'aereo è esploso in cielo?


Superare una perdita  
Hal (ハル titolo originale Haru) è un film d'animazione del 2013 prodotto da Wit Studio e diretto da Ryōtarō Makihara. Per la durata di circa 60 minuti, la sceneggiatura di Izumi Kizara ci svela un modo non troppo lontano nel futuro, in cui esistono i robot e in cui si è addirittura in grado di sostituire una persona con un'intelligenza artificiale, rendendola uguale e premettendogli di sentire le emozioni di un essere umano. Hal deve salvare Kurumi, questa è la sua missione, deve provare in tutti i modi a far tornare il sorriso sul volto di quella ragazza, ma per lui le cose non saranno semplici. Il vero Hal non è sempre stato buono, al contrario nasconde segreti oscuri e dolorosi, ha vissuto nella violenza e nella povertà e spesso, tra lui e Kurumi, ci sono stati dei diverbi. Eppure litigare fa parte della convivenza, fa parte dell'amore, ma questo il robot Hal non può capirlo e l'unico modo che ha per conoscere meglio la situazione è provare ad assecondare quelle piccole promesse impresse sul cubo di rubik. Hal scoprirà però che non basterà risolvere l'enigma per aiutare Kurumi e dovrà impegnarsi a scoprire, poco a poco, tutti i dettagli sulla relazione dei due giovani. Lo spettatore rimarrà così coinvolto nei loro drammi e nel dolore di Kurumi, riuscendo ad emozionarsi e sperare che tutto si rivolva per il meglio.

 

Amare un robot 
Eppure la domanda sorge spontanea: si può davvero superare una perdita, se tutto ciò che vediamo, giorno dopo giorno, è il viso della persona amata e tragicamente scomparsa? Il film ci porta a domandarci se sia davvero giusto dare a Kurumi questa speranza, perchè vederla ridere e arrossire davanti ad una persona che sappiamo essere falsa, porterà di certo a conseguenze più drammatiche per lei, perchè prima o poi quella speranza diventerà realtà e in un modo o nell'altro non potrà mai superare la morte di Hal. Così, nel corso della visione, ci porremo una domanda, e se le cose non stessero davvero così?

   

Un'ora ben studiata 
Ryoutarou Makihara, addetto allo storyboard in alcuni episodi di Guilty Crown e The Tatami Galaxy, ha debuttato come regista in questo film dando vita alla sceneggiatura scritta da Izumi Kizara e creando un prodotto godibile e ben studiato, che instilla nei punti giusti domande e dubbi nella mente dello spettatore, senza mai eccedere nella drammaticità con l'esasperarazione dei sentimenti dei personaggi. Il character design dalle linee morbide e delicate è a cura della mangaka Io Sakisaka (Strobe Edge, Ao Haru Ride), creando personaggi dinamici e molto espressivi, abbelliti da un'ottima animazione. Altrettanto buono è il doppiaggio in cui troviamo le voci di Yoshimasa Hosoya nel ruolo di Hal, Yōko Hikasa come Kurumi e Mamoru Miyano nei panni dell'amiico di Hal, Ryu. Hikasa interpreta anche la theme song Owaranai Uta (Canzone Infinita), che regala al film quel tocco di dolcezza che ne chiude la visione. 

 

Commento finale  
Il lungometraggio Hal è sicuramente un film per tutti, in grado di emozionare e far riflettere. Una piccola perla dell'animazione, dalla trama abbastanza essenziale, che non pretende troppo se non strappare una lacrima di commozione. Decisamente 60 minuti ben spesi, nonostante la presenza di qualche piccola lacuna nella narrazione, che lascia allo spettatore alcune domande soprattutto sull'infanzia di Hal, ma che ad ogni modo non ne rovina la visione. Un film che merita di essere visto e di essere apprezzato nella sua semplicità.

Voto 7

Recensione Manga - Uragiri

"Cos'è questa sensazione? Sembra come se il mio cuore si stesse svegliando da un profondo sonno. Mi sembra di conoscere quegli occhi..."

Yuki - Volume 1

Riprende il manga Uragiri – Il Tradimento Conosce il mio Nome di Hotaru Odagiri. La notizia ha fatto drizzare i capelli a molti fan dalla gioia, infondo la serie, edita anche in Italia dalla Planet Manga, è ferma da Ottobre dello scorso anno. Eppure, tutto questo entusiasmo riguardo al manga della Odagiri, è davvero giustificato.

 

Andiamo per ordine ed analizziamo quest'opera.

Uragiri wa boku no namae wo shitteiru (裏切りは僕の名前を知っている), questo è il titolo originale dell'opera shojo che ha dato il via alla carriera di Hotaru Odagiri.
Ha debuttato sulla rivista Monthly Asuka nell'ottobre 2005 ed ha ottenuto un adattamento animato nell'aprile 2010, trasmesso su Chiba TV per una durata di 24 episodi.
L'autrice ci porta a sbirciare nella vita quotidiana di Yuki Sakurai, un normalissimo liceale se non fosse per uno strano potere che lo rende empatico. Infatti quando Yuki tocca una persona, riesce a percepirne i sentimenti e intravederne i ricordi. Nonostante tutto si sforza continuamente di vivere una vita normale, trascorrendo i suoi giorni da adolescente presso l'orfanotrofio Asahi, dove fu abbandonato da piccolo, assieme al suo amico d'infanzia Kanata.
Nonostante di per se la trama possa non colpire e non abbia un grosso impatto, dalle prime pagine del volume veniamo catapultati in un mondo oscuro, dove un uomo e una donna si abbracciano e dove lei chiede di essere uccisa. L'autrice non delinea bene i visi dei due ragazzi, stuzzicando l'attenzione del lettore, per poi riportarlo subito alla realtà. Ciò che abbiamo visto non è altro che un sogno.
Le prime tavole si rivelano quindi uno scorcio nell'inconscio di Yuki, che non si fa sopraffare dagli strani incubi e inizia la sua giornata come se fosse tutto normale. Le pagine si susseguono presentando altri due personaggi chiave della storia fino ad arrivare al fatidico incontro tra Yuki e il misterioso Zess, un affascinante ragazzo vestito di nero, che scatena in Yuki una certa malinconia. Non lo conosce, eppure nel profondo il giovane crede di averlo già incontrato e ha come l'impressione che tra loro due ci sia un legame più profondo.
Veniamo anche a conoscenza che il mondo in cui Yuki vive, non è pacifico e sereno, infatti il ragazzo riceve delle anonime lettere minatorie e scopriamo che alcuni compagni di classe lo evitano. Senza lasciare molto mistero intorno a questi fatti, l'autrice ci fa subito capire chi è il responsabile delle lettere inviate a Yuki e soprattutto, ci mette davanti all'altra faccia del mondo, ovvero la realtà demoniaca, da cui il protagonista dovrà difendersi.
In poche pagine, l'autrice brucia velocemente quei pochi fatti che potrebbero portare il lettore a porsi qualche domanda in più sulle vicende che devono ancora avvenire, e chiude il primo volume con la figura misteriosa di un uomo che incontra il direttore dell'orfanotrofio in cui Yuki vive.
La chiusura del primo volumetto non è decisamente delle migliori. Non ci sono spunti che inducano il lettore a voler continuare la storia. L'unico punto oscuro per ora rimane l'identità di Zess e il significato del sogno di Yuki.


Per dare una valutazione più approfondita dobbiamo addentrarci un po' nei misteri che la Odagiri ha voluto creare in questo manga, ma non andremo troppo in profondità, limitandoci a quello che la stessa autrice svela con molta facilità.
La figura che ci viene mostrata in chiusura del primo volume viene presentata come Giou Takashiro, fratello maggiore di Yuki e unico parente in vita. Egli lo invita a vivere con lui nella dimora di famiglia e Yuki accetta senza porsi troppe domande. Si ritroverà così a vivere con molti ragazzi speciali e nientemeno che con Zess.
Dopo aver assunto il nome di "Giou Yuki", gli verrà rivelata la verità sulla sua natura. Egli infatti è il membro più importante della famiglia, il portatore di Kami no Hikari ( 神の光(La Luce di Dio)) e sarà protetto dagli Zweilts, guardiani con poteri speciali che si reincarnano nel tempo con lo scopo di vegliare su di lui e proteggerlo dal male e dai demoni. Anche Yuki sembra si sia reincarnato molte volte, ma questa è la prima in una forma maschile. Proprio per questa particolarità si svela subito il legame che si cela tra Yuki e Zess.
Zess ovvero Luka Crosszeria (ゼス(ルカ=クロスゼリア) pur essendo un Duras, ovvero un demone, è attualmente un alleato del Clan Giou e, per questo motivo, è stato nominato traditore dal suo popolo. Indifferente e freddo, diventa gentile e protettivo solo con Yuki, lasciando intendere che tra lui e una vecchia incarnazione del giovane ci fosse stato qualcosa di più importante.



Nonostante questo particolare della trama, ovvero la relazione tra Yuki e Luka, sia interessante sotto molti punti di vista, la Odagiri si terrà sempre sul vago, e con lo scorrere delle vicende darà più spazio all'introduzione di personaggi secondari, che allo sviluppo vero e proprio della trama centrale e il lettore si troverà così davanti molte storie accessorie. Le vicende scorreranno comunque velocemente, ma proprio per questo motivo, sebbene per alcuni aspetti questo possa essere visto come un punto a favore, in questo caso si rivela una lama a doppio taglio.
Obbiettivamente la Odagiri ha studiato molto bene lo svolgere degli eventi, benchè ci sia di fondo la solita lotta tra bene e male, ci sono alcuni particolari e misteri interessanti e anche le relazioni tra i vari personaggi, sia protagonisti che antagonisti, sono ben congegnate. Purtroppo però, come gia accennato, l'autrice svela tutto troppo in fretta, catapultando con forza nella storia troppi dettagli e troppi personaggi, non dando ad ognuno il giusto impatto che dovrebbe stupire il lettore e farlo appassionare.

Purtroppo anche sull'aspetto tecnico ci sono delle pecche.
Sul lato editoriale la Planet Manga ci offre quest'opera ad un costo di 4,30, con un formato più grande rispetto agli standard, ma abbastanza curata da giustificarne il costo non proprio conveniente.
La prima impressione è decisamente positiva, il manga presenta copertine e tavole a colori molto belle, raffiguranti figure eteree ed affascinanti ben disegnate e intriganti, ma questo non è niente di nuovo. Ci troviamo davanti ad una tecnica ben nota, basta citare le CLAMP ed aver già in mente, anche senza aver visto i disegni della Odagiri, a che tipo di illustrazione ci stiamo riferendo.
Studiando poi i disegni più attentamente, notiamo un certa svogliatezza dell'autrice, che ci propone tavole prive di sfondi o completamente nere su cui spiccano i dialoghi, atte solo a dare enfasi alla frase; passando poi a primi piani con sguardi intensi, ma corpi statici e proporzioni, soprattutto durante i combattimenti, completamente sbagliate.
I personaggi sono tutti bishonen molto simili tra loro, hanno menti appuntiti, capelli lunghi e grandi occhi, tanto che spesso risulta difficile distinguerli tra loro, soprattutto durante un combattimento.
Insomma, uno stile di disegno tipicamente shojo, comparabile con quello della Matsuri Hino in Vampire Knight, ma decisamente meno curato.


Commento Finale
In conclusione, nonostante sia catalogato come un manga di genere shojo fantasy, nel tempo si perde interesse per entrambe le caratterizzazioni ed ovviamente il lettore si ritroverà a concentrarsi molto sulla possibile relazione amorosa tra i due protagonisti, o tra gli Zweilts che, per l'appunto, lavorano in coppia e spesso sono entrambi uomini, sperando in qualche approfondimento che non ci sarà, forse per paura della stessa autrice di allontanarsi troppo dal genere scelto. Non abbiamo a che fare quindi con un manga eclatante come si era presentato all'inizio, nonostante la storia su cui si basa sia ben studiata, ci troviamo davanti ad una lettura leggera e poco impegnativa. Forse la Odagiri avrebbe dovuto riflettere bene su come sviluppare le vicende e sul genere da adottare, perchè purtroppo dopo undici volumi all'attivo si ha come l'impressione che, nel mondo di Uragiri, non sia cambiato nulla rispetto alle vicende iniziali.
 Voto 6

Recensione Anime - Shingeki no Kyojin

"Quel giorno l'umanità ricordò il terrore di essere controllata da loro...
l'umiliazione di vivere come uccelli in gabbia..."
Eren - Volume 1, capitolo 1 

E quel giorno, il nostro mondo ha conosciuto una nuova storia, un universo disseminato di pericoli e spaventose creature ma allo stesso tempo attraente ed intrigante. Il 7 Aprile 2013, grazie alla collaborazione tra Wit Studio e Production I.G. e sotto la guida del direttore Tetsurō Araki (Death Note, Guilty Crown), è andato in onda l’attesissimo primo episodio di Shingeki No Kyojin, in italiano tradotto come L’attacco dei Giganti.
 
L'opera prende spunto dal manga shonen del giovane mangaka Hajime Isayama, edito anche in Italia dalla Panini Comics, e ci trasporta in un mondo all'apparenza pacifico. La vita di tutti i giorni scorre tranquilla e serena e sembra che gli abitanti abbiamo dimenticato il terrore e il pericolo che hanno dovuto affrontare solo cento anni prima.
Violentemente spodestati dalla vetta della catena alimentare, il genere umano ha conosciuto i Giganti, enormi creature dall'aspetto umanoide, il cui solo istinto è quello di divorare gli esseri umani. Costretti a nascondersi dietro alte mura, i pochi superstiti ricostruiscono una società civile e un nuovo ordine militare e, con il passare del tempo, sembra che tutto possa tornare alla normalità.
Proprio in questo quadro di semplice routine giornaliera vivono il giovane Eren Jaeger e sua sorella adottiva Mikasa Ackerman. Lui guidato dallo spirito guerriero, dall'intraprendeza giovanile di voler scoprire altro oltre la città e le mura che la proteggono; lei spinta dall'amore per quel fratello spericolato e dalla volontà di voler vivere la vita al suo fianco.
Eppure la quiete è destinata a terminare, quando un'enorme mano fumante e priva di pelle, i cui muscoli sembrano quasi pulsare, affiora dalle mura della città. Ha così inizio l'attacco, la distruzione delle mura da parte di un gigante dalle dimensioni colossali, mai visto prima, e l'avanzata dei suoi simili da una breccia impossibile da chiudere, che ancora una volta segnano l'impotenza dell'uomo di fronte alla forza e all'irruenza di queste immense creature.

Shigeki no Kyojin esplode con la stessa forza di un gigante nel mondo dell'animazione, non solo per quanto riguarda la versione cartacea che ha ottenuto un successo immediato vincendo il prestigioso premio Kodansha Manga Award nel 2011, ma anche l'anime diventa un cult in pochi episodi.
Per poter dare un giudizio obiettivo su quest'opera bisogna analizzarne ogni piccolo dettaglio e partirei dalla trama. L'incipit della serie è un mondo post apocalittico in cui i pochi superstiti vivono al riparo dalla crudeltà del mondo esterno e dalla ferocia di questa nuova minaccia.
Fin qui non è niente di nuovo o innovativo, cinema e televisione hanno gia usato in tutti i modi possibili questo tipo di ambientazione e soprattutto questo genere di pericolo, perfettamente interpretato dalla figura dello zombie. Seppur in questo frangente si parli di giganti dall'altezza che varia dai 5 ai 15 metri, con qualche eccezzione, rimaniamo pur sempre in quella categoria che potrei definire "divoratori di uomini". Guardando poi ai personaggi principali, introdotti nei primi episodi, ci si accorge subito che seguono uno schema gia visto, uno stereotipo tipico del genere shonen: abbiamo Eren, dal carattere irruento e poco riflessivo, che potremo comparare con Naruto o Rin Okumura di Ao no Exorcist, per fare degli esempi. Allo stesso modo Mikasa, così sentimentale e devota ad Eren, ma in grado di sfoderare una forza senza pari, è facilmente associabile a Sakura della serie di Naruto; ed infine il docile ed indeciso Armin, ma molto inteliggente, tanto da riuscire ad escogitare piani e tattiche belliche in pochi minuti, è anch'egli un tipo di personaggio sfruttato in moltissimi campi.

Allora cosa rende questa storia così appassionante?
Il punto di forza della serie, quel particolare che ha bloccato ogni appassionato di questo genere, persino i più scettici, davanti al pc e alla televisione, sono proprio i giganti, o per essere più precisi, l'impatto che questi nemici dell'umanità hanno sullo schermo.
L'autore ha decisamente saputo sfruttare al meglio questa sua invenzione, probabilmente conscio di averla plasmata su un vecchio stereotipo, eppure ha saputo far girare ogni cosa intorno a loro, velando il tutto dietro a degli enigmi e giocando sull'odio e i sentimenti dei personaggi verso questa minaccia. Allo spettatore non vengono rivelate che piccolissime informazioni, non si conosce come si siano creati, perchè caccino gli uomini e persino combatterli sembra un'impresa impossibile. Questa inferiorità degli uomini viene subito a galla, quando, durante l'invasione, i soldati che dovrebbero ergersi a protezione dei cittadini e costrastare l'avanza dei giganti, semplicemente scappano.
Si è subito a contatto con la paura e la rassegnazione, non c'è difesa, nè la volonta di difendersi, ma solo la fuga. Si viene così a creare l'ambizione e la risolutezza di Eren nel preseguire la sua vendetta, scaturita dall'omicidio della madre, così come le scelte successive di Mikasa, basate sul proteggere Eren dai giganti. La storia si forgia intorno a loro, ma la cosa più importante sta nella prospettiva dello spettatore, che ad ogni inquadratura spera di veder comparire un gigante.




Da qui entriamo nel comparto tecnico della realizzazione della serie animata.
Regia e sceneggiatura sono ottimi. Le scene e la storia si susseguono veloci e lineari, nonostante la presenza di numerosi e necessari flashback, non si riscontra una perdita di interesse o ritmo narrativo. Le scene di combattimento, punto focale del manga perchè molto ben realizzate, sono fluide ed emozionanti. La resa animata del "modulo di spostamento tridimensionale", ovvero l'unica arma ideata dall'uomo per contrastare la minaccia dei giganti e che permette loro, grazie all'utizzo di cavi d'acciaio, di muoversi ed arrivare all'altezza del nemico per poi colpirlo con delle spade di acciaio super rinforzato, è a dir poco spettacolare. Seguire i movimenti dei personaggi che, come uccelli, sembrano librarsi in aria per poi sfiorare muri o terreno, spinti dalla forza d'inerzia del congegno, è reso in maniera esaltante, grazie anche all'utilizzo della 3-D Graphic e CGI, sempre ben dosata.
Il tutto è abbellito da una sensazionale ed emozionante colonna sonora composta da Hiroyuki Sawano, in grado di regalare alle scene quel tocco di epico e adrenalinico allo stesso tempo. Così come degne di menzione sono entrambe le sigle di apertura, Guren no Yumiya (Arco e freccia cremisi) e Jiyuu no Tsubasa (Ali della libertà) entrambe dei Linked Horizon accompagnate da una grafica a dir poco elettrizzante. Infine il chara-design è anch'esso ottimo, meno grezzo rispetto al tratto dell'autore nella versione cartacea, ma comunque apprezzabile anche dai fan del manga. Ho gradito quel tratto forte e marcato del disegno, sorattutto per le espressioni facciali, atto a trasmettere anche le emozioni più oscure e terrificanti, ma non nego che una tale rigidità, in alcuni punti, è risultata forse troppo enfatizzata e addirittura fastidiosa. Apprezzabili anche le caratteristiche del disegno dei giganti. Impossibile non soffermarsi su quei visi strani e su assurde espressioni facciali che, in un primo momento, sembrano stonare con tutto il resto dell'animazione. Eppure in pochi minuti, quella stessa espressione, che poco prima aveva strappato un sorriso di scherno, è in grado di sfoderare una ferocia e una barbaria così grande, da non risultare più ne fastidiosa nè tantomeno ridicola.

Non soffermandomi troppo sullo svolgere della storia per non rovinarne la visione a chi ancora non è stato colpito della "febbre dei Giganti", posso solo dire che in 25 episodi la serie ha regalato molte emozioni e colpi di scena inaspettati.
Introduce nuovi e importanti personaggi, per cui lo spettatore non può che simpatizzare, come il carismatico comandante della legione esplorativa, uno dei tre corpi delle forze dell'ordine incaricato di uscire dalle mura cittadine e combattere la minaccia dei giganti, Erwin Smith, l'indomito coparale Levi, e i compagni del corpo delle reclute molto ben caratterizzati e soprattutto distinti tra loro, tanto che, nonostante lo spettatore si trovi davanti molti nomi e visi nuovi, non risulta difficile ricoldarseli.
Ben cosstruita nel corso dell'arco temporale della serie e quindi degna di nota è la psicologia dei protagonisti che si evolve con lo scorrere degli episodi. Seguiamo la loro crescita e l'accentuarsi della risolutezza nel voler perseguire i propri obiettivi, arrivando persino a rinunciare alla propria umanità per combattere questi mostri spietati. Eppure, quando gli eventi precipitano, possiamo anche assistere a picchi di assoluto pessimismo, con la realizzazione della propria impotenza e debolezza, che sfocia nella paranoia, fino al terrore puro e totale perdita di coraggio. Questi sono i tratti che più di tutti rendono quest'opera superiore a molti altri shonen in cui, per ovvi motivi, non c'è mai resa da parte dei protagonisti ed inevitabilmente il bene vince sul male. Shinjeki no Kyojin invece pone questo nuovo e misterioso "male" un gradino sopra ogni altra cosa e, pur di vincerlo, l'uomo deve trasformarsi, soffrendo e sacrificando qualcosa, nel "male" stesso.

Commento Finale
In definitiva, non posso che reputare L'attacco dei Giganti, come un ottimo prodotto.
Questa prima serie, che conclude in modo eccellente un primo ed emozionante arco narrativo, ci ha lasciato quel pizzico di amaro in bocca che ci rende trepidanti in attesa della messa in onda della seconda serie, che sicuramente non deluderà le aspettative.

Voto 8

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Nonostante scrivo come una matta tutto quello che mi passa per la mente, descrivere me è sempre difficile. Sogno ad occhi aperti di questo sono colpevole e il mio carattere è abbastanza strano da far dire a chi mi conosce da anni che ancora non lo ha capito, bhe figurarsi io! Quindi sono alla scoperta giornaliera di quello che posso fare o meno! Sono un otaku convinta e yaoista ai massimi livelli ed ho trascinato nel tunnel dei manga e anime molte persone. Chi mi conosce sa che sono un "pò" fuori di testa!!!! ^_^

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